#Brexit, o dei nostri fallimenti

brexit1

Ian Bremmer, esperto di politica internazionale e autore di numerosi volumi sul tema, venerdì mattina ha pubblicato sul suo profilo Facebook due immagini, due screenshot presi da ITV.

Si tratta delle word cloud dei post sui social network a supporto di Leave e Remain, e secondo me aiutano parecchio a capire. Non tanto il come e il perché della Brexit – per quello ci vogliono analisi lunghe, complesse e strutturate – quanto piuttosto come si è costruita la comunicazione diffusa su questo voto, come ha giocato la propaganda, come ha funzionato da una parte e come ha fallito dall’altra.

Questa la word cloud dei post a sostegno del Leave:

Leave

A pensarci, niente di particolarmente nuovo: fin dall’inizio la campagna dei Leavers si è mossa aggressivamente sul tema del controllo dell’immigrazione, sugli “stranieri  che vengono a rubarci il lavoro e a vivere di benefit“, e sull’ondata di paura e preoccupazione che la crisi dei migranti ha suscitato più o meno ovunque in Europa. Semplificando molto, si potrebbe dire che chi ha votato Leave voleva tornare “padrone a casa propria” (We want our country back), riprendendosi le chiavi del portone da qualche fantomatico burocrate di Bruxelles che se l’era intascate.

Molto più interessante, e rivelatrice, è invece la word cloud dei post a sostegno del Remain:

Remain

Ecco, secondo me è qui, in quel gigantesco economy che campeggia al centro, che possiamo capire due cose che sono il cuore del problema.

La prima, è che evidentemente non siamo riusciti a spiegare a sufficienza come la questione dell’unione economica – di valuta, per prima cosa, e poi di tutto quel che ne consegue: di politica fiscale, di politiche del lavoro eccetera – sia per forza il primo passo, quello decisivo, quello da cui partire. Gli accordi da cui poi è derivata l’UE erano in primo luogo commerciali proprio perché, storicamente, c’è una forza che si è dimostrata più forte ed efficace di altre nell’avvicinare comunità diverse e nello scongiurare la degenerazione violenta dei conflitti, ed è il mercato. Creare un mercato comune, in cui persone e beni possano circolare liberamente, significa ampliare sempre di più la concorrenza e la sua spinta progressista, perché non ci son santi: funziona così, ne abbiamo le prove. I mercati aperti, che ovviamente non vuol dire senza alcuna regola né totalmente slegati dal contesto sociale perché questo – nonostante quello che ripetono in molti – non l’ha mai detto nessuno, sono meglio di quelli chiusi, punto.

Tutto questo, però, non l’abbiamo spiegato, o l’abbiamo spiegato male, o non abbastanza. E così, quando si sente parlare di “economia” si storce il naso e si prova un’istintiva diffidenza, come fosse una roba brutta.

Ma c’è un’altra cosa che questa word cloud ci rivela. Ci mostra, impietosamente, un altro fallimento: non siamo stati capaci di raccontare quanto altro c’è, nell’Unione Europea.

Non siamo stati capaci di spiegare come Unione Europea vuol dire che se voglio andare a vivere in Francia o in Olanda, posso; che quando sono lì, ho dei diritti che altrimenti non avrei; che i miei titoli di studio e le mie qualifiche lavorative verranno riconosciuti; che se sto male, posso farmi curare lì; che non finirò sulla linea del fronte di una guerra; che posso votare alle elezioni locali – e  che pure se odio chi è diverso da me, queste cose valgono anche per me e per i miei figli.

Che tanta strada è ancora da fare, insomma, ma l’obiettivo è quello, una cittadinanza europea pienamente compiuta, pienamente realizzata.

Io non lo so se le cose sarebbero andate diversamente se tutto questo l’avessimo spiegato bene e in maniera efficace; fose ha ragione Luca Sofri, quando dice che “non si può sconfiggere la sospensione della ragione e della logica con strumenti di ragione e logica“.

Ma so che, oltre a un ceffone tremendo, Brexit ci lascia anche con del lavoro da fare: impegnarsi perché l’Europa diventi una cosa sempre più bella, buona e giusta, perché migliori ma ricordando bene che senza è peggio, per tutti. E così, magari, la prossima volta – se mai ce ne sarà una – la word cloud del Remain avrà altre parole grandi come economy: rights, lì in alto, o future più in basso al centro.

E magari, in primo piano e bello grosso, opportunity.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...