Nonostante i nastri a Sanremo

cirinnà2

Dunque.

Tre ordini di considerazioni.

 

Procedurali

E’ legittimo utilizzare la tattica dell’ostruzionismo parlamentare, presentando migliaia di emendamenti tutti uguali tranne che per una parola, per bloccare o far cadere una proposta di legge che non piace?

Certo, ci mancherebbe.

E’ legittimo, in risposta all’ostruzionismo, decidere di fare un salto col canguro per disfarsi di quegli emendamenti?

Naturalmente, ci mancherebbe.

Infine: è legittimo, qualora venga usato uno stratagemma come il canguro come contromossa allo stratagemma dell’ostruzionismo, decidere di non votare una proposta con cui si è anche d’accordo, in segno di protesta contro il metodo utilizzato?

Ovviamente sì, ci mancherebbe.

Quindi, vediamo di non farci prendere dalle reazioni di pancia e teniamo presente che queste cose – l’ostruzionismo della Lega, il superemendamento del PD che ammazza tutti gli altri e il conseguente voto contrario del M5S – sono tutte cose legittime, perfettamente legali e previste dai regolamenti e dalla prassi. Evitiamo le solite storiacce di golpe, attentato alla democrazia, Vergogna!!! eccetera da una parte e dall’altra, per favore.

 

Politiche

Il fatto che tutte queste operazioni siano legittime, naturalmente, non significa però che siano politicamente equivalenti, o ugualmente sostenibili. Non significa, cioè, che non siano commentabili, ed eventualmente criticabili. Il contesto e le circostanze possono infatti esserci d’aiuto per provare a capire, per dire, se gli emendamenti della Lega puntino veramente al merito della questione, o se davvero la denuncia del M5S per il “rischio autoritario” insito nel canguro derivi da sincera preoccupazione liberale per l’equilibrio dei poteri.

Ora, io non so se con la decisione di oggi il M5S possa considerarsi un partito (anzi no, un movimento, che ci tengono) fallito. Credo però che, più che della sincera preoccupazione liberale di cui sopra, qui si tratti essenzialmente di questioni interne.

I grillini sono evidentemente in una fase molto magmatica, il corpaccione del loro partito (aridaje: movimento) è attraversato dai segni tipici delle lotte e degli scontri fra fazioni, “aree” e correnti da cui emerge poi le “classe dirigente” vittoriosa, in grado di prendersi tutto il piatto. Dunque, è probabilmente qui, nelle logiche che animano queste dinamiche, che vanno cercati alcuni dei motivi dietro al voto di oggi. La necessità del controllo centralizzato, ad esempio, facendo la faccia dura contro il dissenso mostrandosi inflessibili e compatti, ma generando così ulteriore dissenso in periferia. O la paura che, accettando convergenze parallele con il governo per temi su cui si è tendenzialmente d’accordo, si possa perdere l’aura di purezza e di incorruttibilità agli occhi dei militanti – e si finisca con l’essere considerati stampella di Renzi. Il timore che stavolta, magari, la patata bollente di Roma tocchi proprio a loro, e si sa come ne esce chi se l’è trovata in mano.

Incidentalmente, però, tutte queste cose capitano proprio quando si dovrebbe quagliare sui diritti civili, questione su cui da parte del PD si stava evidentemente facendo qualche prova tecnica di avvicinamento col M5S per tentare minigeometrie variabili – e saggiare così l’affidabilità dei grillini da un lato, dall’altro lanciare un segnale ad Alfano. Talk about bad timing.

 

Di principio

Certo, è però anche abbastanza desolante dover continuamente ripetere le stesse cose, e prendere atto che – come magistralmente mostra Mauro Piras qui – sebbene non vi sia alcun collegamento causale fra stepchild adoption e aumento del ricorso alla maternità surrogata (ciò che molti, erroneamente e con un’agenda ben precisa in testa, chiamano “utero in affitto”), si preferisca comunque, attraverso la sua proibizione, una violazione certa di diritti individuali a fronte di un aumento possibile, e tutto da dimostrare, di una pratica che rimane, in Italia, fuorilegge. E che sia invece legale all’estero non cambia la questione di una virgola: sarebbe come vietare agli ottantenni di prendere il passaporto, perché sennò capace che quelli col passaporto se ne vanno in Svizzera e fanno l’eutanasia.

Magari un giorno, invece, potremo anche discutere della maternità surrogata in maniera seria, adulta, al riparo da retoriche terzomondiste che nascondono un osceno paternalismo morale profondamente maschilista, e concedendo a ciascun individuo l’autonomia e la titolarità delle proprie scelte – e dunque sì, anche a donne che scelgono la surrogacy senza alcuna costrizione.

Ma non oggi.

Oggi purtroppo tocca, di nuovo, constatare che puoi metterti dieci, cento, mille nastri arcobaleno sul palco di Sanremo: comunque, stanno vincendo quelli delle cazzate.

Annunci