Rispettare le cazzate?

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Negli ultimi giorni, mentre leggevo qua e là qualche articolo sul tormentato percorso che, in questi che ci auguriamo essere i metri finali, si trova davanti il DDL Cirinnà, sono stato colpito in pieno faccione da un uno-due micidiale e assolutamente bipartizan.

Prima Emma Fattorini, senatrice del PD (incidentalmente: il mio partito), che in un articolo apparso sull’Unità inizia chiedendosi se “Accettare una pratica come la maternità surrogata è di sinistra? È riformista?”, e conclude invitando a rispettare “le convinzioni profonde che sostengono le posizioni di ciascuno di noi”; poi Mara Carfagna, che denuncia il DDL Cirinnà come un innalzamento dello scontro ideologico da parte del PD, un atto divisivo che porta alle trincee invece che “rispettare, senza sindacare o interferire, le idee e le opinioni che un altro essere umano ha su queste tematiche”.

Ora, tralascerei la questione del pregiatissimo piano inclinato logico che dalla stepchild adoption conduce all’utero in affitto (che pure meriterebbe qualche parola, ma fortunatamente c’è già chi ne ha spese ben meglio di quanto potrei fare io), perché la domanda che mi faccio è un’altra, e cioè: ma quand’è, di preciso, che questa enorme minchiata che bisogna rispettare tutte le opinioni è diventata una cosa bella, addirittura un valore?

Perché capiamoci: si rispettano le persone, e va bene, ma in quale universo logico malato bisogna rispettare allo stesso modo (come si dice, a prescindere) tutte le opinioni? Se un’opinione, una convinzione non è fondata razionalmente, argomentativamente, perché mai dovrei rispettarla come una che invece lo è?

Il problema, probabilmente, si annida in realtà in quel modo di dire che continuiamo a comprendere nel modo sbagliato: “ognuno ha diritto alle proprie opinioni”. Su questo siamo tutti d’accordo, ci mancherebbe: il punto è che aver diritto alle proprie opinioni non equivale affatto ad aver diritto alla pari dignità delle proprie opinioni, indipendentemente da quali esse siano e da quanto siano ragionevoli. Dunque, se la tua opinione è infondata e non razionalmente argomentabile (tipo: io credo che gli omosessuali siano peccatori e non debbano avere gli stessi diritti degli eterosessuali perché così ha scritto Iddìo nel suo best-seller, che ovviamente è un esempio estremizzato ma ci capiamo), amico mio, io certo devo rispettare il tuo diritto ad avere questa opinione qui – cioè non posso costringerti a non averla – ma perché mai non dovrei poterla considerare una cazzata? Perché mai dovrei rispettarla? E dunque, perché mai dovrei considerarla legittimamente utilizzabile nel dibattito pubblico?

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7 Pensieri su &Idquo;Rispettare le cazzate?

  1. Semplicemente perché è la regola fondamentale in un dibattito politico di quelli che avvengono fuori dalla Nord Corea, se non capisci questo sei ancora troppo poco ex comunista/fascista e questo è il motivo per il quale le persone normali in questo paese sono in imbarazzo a dichiararsi di sinistra (immagino che lo stesso accada alle persone normali che vorrebbero dichiararsi di destra).

    • Veramente, la regola fondamentale in un dibattito pubblico sarebbe, diciamo “habermasianamente”, il principio di universalizzazione (U): la forza del miglior argomento, formale, libero da violenza ed influenza, appunto universalizzabile – cioè slegato da credenze e convinzioni personali ma radicato in un fondamento razionale condivisibile, proceduralmente, da chiunque. Rispettare le sensibilità, le credenze personali di ognuno, vuol dire garantirgli la stessa validità, indipendentemente da quali siano, nel dibattito pubblico? In NordCorea o per un criptocomu/fascista non lo so, ma per chi prova a leggersi due cose su illuminismo e modernità certamente no.

  2. Perché mai dovrei rispettarla? E dunque, perché mai dovrei considerarla legittimamente utilizzabile nel dibattito pubblico?
    Una cosa del genere non è la forza di un argomento, ma l’argomento della forza. Accade che, in attesa che venga scritto (come piace a qualcuno) un articolo del codice penale che persegua tutte le idee cazzata che, guarda caso, sono quelle di chi non è d’accordo con noi, si stia linciando moralmente l’interlocutore che è, immancabilmente, omofobo, razzista, islamofobo e così via.
    In merito all’argomento, poi:
    come è possibile che, a una sinistra che è contro tutti gli sfruttamenti, non venga in mente che l’utero in affitto potrebbe essere quello di una morta di fame costretta a affittarlo?
    Prova a pensare all’identikit di una donna che si accollerebbe nove mesi di gestazione e un parto per darne il frutto in… in regalo?

    • Ecco, vedi, il punto è proprio quello: non-cazzata non è quello che piace a me, a noi, a chi vuoi tu. Non-cazzata è quello che regge al vaglio, appunto, del principio del argomentazione razionale. Se c’è una motivazione razionalmente sostenibile del perché, ad esempio, alcune istanze possano essere “diritti” per coppie eterosessuali ed è opportuno che non lo siano per coppie omosessuali, non è una cazzata; lo è se quella motivazione non c’è. Il punto non è cosa uno pensa, ma la procedura con cui 1) arriva a pensarlo; 2) lo motiva razionalmente. La morale non c’entra nulla, fidati, è meramente ecologia del discorso pubblico: se non è razionalmente giustificabile, mi spiace, non è un argomento valido.
      In merito all’argomento: com’è possibile che si voglia ancora confondere “utero in affitto” con “maternità surrogata”? Com’è possibile che si voglia veramente collegare in modo causale la stepchild adoption per coppie omosessuali con la maternità surrogata? E, soprattutto, non ti accorgi dell’incredibile pigrizia che guida questo tipo di ragionamento? Siccome può essere che si verifichino casi di sfruttamento, proibiamo tutto, così non dobbiamo metterci ad esaminare caso per caso, a riconoscere le diverse situazioni, a trovare il modo più efficiente ed efficace di regolamentare – proprio per prevenire ed evitare i casi di sfruttamento ma lasciare la libertà di scelta a chi sceglie la surrogacy. Provare a pensare all’identikit di una donna che si accolla nove mesi di parto e poi dà il frutto in regalo? E perché dovrei lavorare di immaginazione, quando c’è chi con le madri surrogate ci ha parlato davvero?

      http://www.wired.it/attualita/media/2015/03/17/madri-surrogate/

      Ecco, come si dice in questo articolo: “Invocare un abuso per condannare una pratica è come usare i divorzi per condannare i matrimoni o una gamba rotta per vietare lo sci.”

      • Siamo partiti da altro. Quello che voleva proibire qualcosa non sono io, qualcuno le opinioni altri manco le azioni, figurati. Per me potete fare quello che volete e che riuscirete a rendere legale. Auspico che ciò avvenga senza sospendere il diritto altrui al dissenso e non mi pare che la strada sia questa. Permettimi di credere che sull’argomento la signora Lalli sia credibile come Adinolfi.
        Buona serata.

  3. No, scusa un momento: mi sa che non hai letto bene.
    Io ho scritto, testuale: “amico mio, io certo devo rispettare il tuo diritto ad avere questa opinione qui – cioè non posso costringerti a non averla – ma perché mai non dovrei poterla considerare una cazzata? Perché mai dovrei rispettarla? E dunque, perché mai dovrei considerarla legittimamente utilizzabile nel dibattito pubblico?”
    Qui nessuno vuole proibire nulla. Ognuno, come detto nel pezzo, ha il diritto alle proprie opinioni: non ha diritto, però, a che le proprie opinioni abbiano lo stesso peso di altre, se non sono allo stesso modo razionalmente e argomentativamente fondate. Il diritto al dissenso non è in discussione: è in discussione il valore delle opinioni. E la tua ultima frase cade proprio a fagiolo: non sono io ad avere il potere o l’autorità di “permetterti di credere” che Lalli sia credibile come Adinolfi, tu puoi ovviamente credere quello che vuoi. Se però non sei in grado di motivare razionalmente perché ritieni Lalli credibile come Adinolfi, questa tua convinzione non può avere lo stesso peso di una che invece si metta lì e provi, razionalmente, ad argomentarlo. Il che, naturalmente, non vuol dire che tu non possa o debba crederlo, quello chi mai l’ha messo in discussione; solo, ripeto, se non è razionalmente fondato, non puoi pretendere che possa essere un argomento valido.
    Buona serata anche a te.

  4. Pingback: Nonostante i nastri a Sanremo | Sutasinanta

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