Tre puntualizzazioni

Family-day

Dunque, visto che sui social i post in materia si sprecano, mettiamo in chiaro un paio di cose.

1. Smontare il dato dei due milioni al Circo Massimo va benissimo, ma non è questo il punto.

2. Fare i confronti fra le piazze di sabato scorso (“un successo”) e quella di oggi (“un flop”) va benissimo, ma – di nuovo – non è questo il punto: i diritti sono diritti proprio perché sono prerogative che non dipendono da cosa pensa la maggioranza delle persone. Usare la quantità di gente in piazza come argomento per spiegare che la percezione di un dato tema è diversa nella società, nel famigerato “paese reale”, rispetto a quella nelle istituzioni o nella politica – magari più “avanti” – è una cosa, farlo per distribuire torto o ragione tutta un’altra. Sbagliata.

3. Se il vostro bersaglio polemico preferito, riguardo alla piazza di oggi, è l’ipocrisia di chi ci va, che magari difende a parole la famiglia tradizionale e intanto c’ha l’amante o è divorziato o è sposato a Las Vegas, secondo me non avete capito bene i termini della questione. Il problema non è che sono ipocriti. Il problema è quello che dicono.

Andare al Family Day

FD

Come detto, sabato 23 questo blog, nella persona del suo tenutario, era in piazza per partecipare a #SvegliatItalia.

Anche qui a Francoforte, alla fine, la manifestazione – pur organizzata in poche ore – è andata decisamente bene: più o meno una cinquantina di persona, rappresentanti di istituzioni e associazioni, una famiglia arcobaleno, e tante sveglie da far suonare insieme per svegliare la politica italiana sul tema delle unioni civili. Considerato che era Francoforte, un bel risultato.

Questo sabato, invece, è previsto il Family Day, la manifestazione contro il DDL Cirinnà e in difesa della famiglia tradizionale.

Ecco. Io, fossi a Roma, sapete che farei?

Io al Family Day ci andrei.

Anzi, secondo me sarebbe una bella cosa se tanti, ma tanti eh, magari tutti quelli che erano in piazza il 23 ci andassero – in particolare, tutti quelli che fanno parte di una famiglia “non tradizionale”.

Perché si tratta di fare una cosa: togliere la bandierina che la piazza del 30 vuole mettere sulla famiglia, sottrargli quegli autoconferiti galloni di “rappresentanti di ciò che davvero è la famiglia” – in una parola, non lasciare che si possano semanticamente appropriare del termine. E fare questo significa andare lì e dirgli: “Ah, bello, questo è un Family Day, un giorno per celebrare la famiglia? Bene, ecco, questa è la mia, dunque questa è anche la mia festa”. Attenzione: non “solo la mia festa, non la tua”, ma “anche la mia”. C’è una bella differenza.

Certo, col rischio di essere strumentalizzati dagli organizzatori. Certo col rischio di passare per “provocatori”.

Ma, in questo momento, è troppo importante chiarire due cose.

Uno, che “difesa della famiglia tradizionale” è una minchiata, perché nessuno la sta attaccando.

Due, che io posso pensare quello che voglio della famiglia, che sia una roba bella o che sia una roba brutta, che sia solo quella composta da papà-mamma-figli o che invece lo sia anche quella di una coppia omosessuale, ma se è un diritto giuridicamente riconosciuto potersene costruire una, quello che penso io non conta una mazza. Una mazza. C’è un motivo razionale, argomentativamente fondato per cui a una coppia omosessuale non debba essere concesso lo statuto giuridico di famiglia, con le prerogative che ne conseguono? Perché se non c’è, di che stiamo ancora a parlare?

Insomma, secondo me si tratta di andare lì e spiegare che, come suggerisce Luca Sofri, se proprio vogliamo dare l’esclusiva, il Family Day era quello di sabato scorso.

#CiVediamoSabato

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Allora, voi lo sapete che questo blog vive, produce e fattura a Francoforte, no?

Bene.

Come forse avrete letto in giro, questo sabato, 23 gennaio, si cercherà di svegliare l’Italia. In moltissime piazze italiane, e in qualcuna all’estero, ci si vuole incontrare a sostegno del DDL Cirinnà, sperando che stavolta ce la si faccia davvero.

Ecco, una di quelle piazze all’estero è proprio Francoforte; e questo blog, nella persona del suo tenutario, è ben felice di invitarvi a partecipare, se passate di qua.

L’appuntamento è per sabato 23 alle 15, davanti al Consolato d’Italia – Kettenhofweg 1, vicino all’Alte Oper.

E’ pure in centro, che volete di più.

E allora, come si dice: #CiVediamoSabato.

Rispettare le cazzate?

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Negli ultimi giorni, mentre leggevo qua e là qualche articolo sul tormentato percorso che, in questi che ci auguriamo essere i metri finali, si trova davanti il DDL Cirinnà, sono stato colpito in pieno faccione da un uno-due micidiale e assolutamente bipartizan.

Prima Emma Fattorini, senatrice del PD (incidentalmente: il mio partito), che in un articolo apparso sull’Unità inizia chiedendosi se “Accettare una pratica come la maternità surrogata è di sinistra? È riformista?”, e conclude invitando a rispettare “le convinzioni profonde che sostengono le posizioni di ciascuno di noi”; poi Mara Carfagna, che denuncia il DDL Cirinnà come un innalzamento dello scontro ideologico da parte del PD, un atto divisivo che porta alle trincee invece che “rispettare, senza sindacare o interferire, le idee e le opinioni che un altro essere umano ha su queste tematiche”.

Ora, tralascerei la questione del pregiatissimo piano inclinato logico che dalla stepchild adoption conduce all’utero in affitto (che pure meriterebbe qualche parola, ma fortunatamente c’è già chi ne ha spese ben meglio di quanto potrei fare io), perché la domanda che mi faccio è un’altra, e cioè: ma quand’è, di preciso, che questa enorme minchiata che bisogna rispettare tutte le opinioni è diventata una cosa bella, addirittura un valore?

Perché capiamoci: si rispettano le persone, e va bene, ma in quale universo logico malato bisogna rispettare allo stesso modo (come si dice, a prescindere) tutte le opinioni? Se un’opinione, una convinzione non è fondata razionalmente, argomentativamente, perché mai dovrei rispettarla come una che invece lo è?

Il problema, probabilmente, si annida in realtà in quel modo di dire che continuiamo a comprendere nel modo sbagliato: “ognuno ha diritto alle proprie opinioni”. Su questo siamo tutti d’accordo, ci mancherebbe: il punto è che aver diritto alle proprie opinioni non equivale affatto ad aver diritto alla pari dignità delle proprie opinioni, indipendentemente da quali esse siano e da quanto siano ragionevoli. Dunque, se la tua opinione è infondata e non razionalmente argomentabile (tipo: io credo che gli omosessuali siano peccatori e non debbano avere gli stessi diritti degli eterosessuali perché così ha scritto Iddìo nel suo best-seller, che ovviamente è un esempio estremizzato ma ci capiamo), amico mio, io certo devo rispettare il tuo diritto ad avere questa opinione qui – cioè non posso costringerti a non averla – ma perché mai non dovrei poterla considerare una cazzata? Perché mai dovrei rispettarla? E dunque, perché mai dovrei considerarla legittimamente utilizzabile nel dibattito pubblico?