#JeNeSuisPasBergogliò

bergoglio-thumbsup

Che Bergoglio sia un Papa sapientemente pop, e che in ciò sia riuscito a riprendere il discorso lì dove Wojtyla l’aveva lasciato, non credo ci sia bisogno di ripeterlo. Quel “Fratelli e sorelle, buonasera!” con cui incontra la folla a San Pietro, appena eletto, è un programma di impostazione comunicativa racchiuso in tre parole, congiunzione e virgola: ciao, forse non mi conoscete quindi prima di tutto vi saluto, mi presento, sono sì il Papa ma sono una persona normale, alla mano, con cui bere in allegria un vinaccio alla piola sotto casa fra qualche barzelletta, una storiella e una fisarmonica che improvvisa un tango.

Ecco, il tango: se Wojtyla era Medioevo più televisione, come diceva le Goff, Bergoglio potrebbe ragionevolmente essere Latinoamerica più social network. Latinoamerica come il tango, certa narrativa e certo populismo; social network un po’ come quelli che su Facebook postano quella famosa foto del cartello di un locale, “No, we don’t have wi-fi… Talk to each other!”, con un doppio carpiato concettuale dall’ironia non trascurabile.

Insomma, con Bergoglio riprende l’operazione simpatia – e la scelta del nome Francesco, in questo senso, non è certamente casuale. Poi è chiaro che c’entrino molto le lotte intestine in Vaticano, posizionamenti e strategie eccetera, ma dal punto di vista comunicativo (che di queste lotte è una componente) la faccenda pare abbastanza lineare. Dopo il Papa Buono, il Papa Bonario.

È per questo che, personalmente, trovo Bergoglio più “pericoloso” – la parola non scandalizzi – di Ratzinger, pericoloso come Wojtyla: perché è così simpatico, così bonario, così che ti verrebbe voglia di giocarci a briscola, da disinnescare il campanello d’allarme quando dice cose pericolose.

L’uscita dell’altro giorno, su libertà d’espressione e pugni a chi ti offende la mamma, è una cosa pericolosa. Però dai, lui è così simpatico e alla mano, mica voleva dire quello, no no.

Ecco: anche lui, finalmente, potrà avvalersi della formula “Sono stato frainteso”. Anzi, non ne ha neanche bisogno: già ci stanno pensando in tanti a farlo in vece sua, basta farsi un giro in rete.

Per non parlare del doppio standard. Come notava un mio amico, ve li immaginate i titoli dei giornali se la stessa cosa l’avesse detta, in Italia, un imam? O ancora, come suggeriva un’altra amica: provate a fare un esperimento, prendete la frase “questi provocano. E può accadere quello che accadrebbe al dottor Gasbarri se dicesse qualcosa contro la mia mamma!” (il famoso pugno, cioè) e sostituite “se dicesse qualcosa contro la mia mamma” con “si mettono la minigonna“, poi vediamo cosa salta fuori.

E insomma, alla fine, io rimango sempre con la mia domanda: qualcuno mi spiega la differenza, in termini di attitudine, fra “si prende un pugno” e “si prende una pistolettata mentre è in riunione di redazione“?

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