Matteo Renzi, primo e secondo tempo

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David Allegranti, The Boy. Matteo Renzi e il cambiamento dell’Italia

David Allegranti è, con ogni probabilità, il giornalista italiano che più ne sa di Renzi e di renzismo, avendo seguito le vicende del rottamatore fin dall’inizio, da quel fatale 2009 delle primarie fiorentine.

E a Renzi ha dedicato due libri, uno nel 2011 e questo The Boy, uscito da poco, che secondo me può essere una buona idea leggere in sequenza, uno dietro l’altro. Perché presi insieme offrono un’ottima ricostruzione dell’oggetto Matteo Renzi, tracciando con precisione i momenti cruciali della sua ascesa e insieme individuandone acutamente i tratti, le qualità, gli stilemi caratteristici.

Il primo libro, infatti, era essenzialmente una cronaca: c’era una gran storia che si stava dipanando sotto i nostri occhi – un giovane presidente di provincia che si inventa il tema della “rottamazione” per sfidare la classe dirigente del partito, piace alla gente, si candida e vince – e si trattava dunque di raccontarla in diretta, come un lungo articolo di giornale, un lungo reportage. Un reportage al cui centro è ovviamente lui, Renzi, ma circondato da personaggi secondari funzionali alla cronaca: dai politici locali che l’hanno preso e portato in politica, non sospettando certo di venirne un giorno travolti, ai giornalisti che per primi si sono accostati alla storia, fino alla rete di relazioni che la giovane promessa rignanese ha sapientemente intessuto negli anni, e che gli ha garantito sostanza e trasversalità.

The Boy, invece, esce nel 2014: Renzi si è preso il PD e Palazzo Chigi, ormai non si può più parlare di “ascesa”, è diventato un perno strutturale della politica italiana e ne sta ridefinendo il linguaggio, quindi il cronista deve lasciar spazio allo sguardo più distaccato, più panoramico del fenomenologo. E questo è The Boy: una fenomenologia di Renzi e del renzismo a pochi anni dalla sua esplosione, smontarne i pezzi con metodo, analizzarli e ricomporli in un insieme teoricamente coerente.

Ad avere il gusto del paradosso, si potrebbe sostenere che al centro di questo libro non c’è Matteo Renzi, ma “Matteo Renzi”: tutti quegli ingredienti, cioè, che disegnano il profilo del Renzi amministratore locale, rottamatore della vecchia classe dirigente, leader di partito, capo di governo. E allora, più che i giornalisti, i referenti diventano i politologi, da cui attingere le categorie teoriche necessarie per orientarsi; più che la rete di contatti negli “ambienti che contano”, diventano importanti i ruoli che questi contatti svolgono nella costruzione del leader – potremmo dire i “personaggi” più che le “persone”. Più che la storia di Renzi, l’idea, il concetto Renzi.

All’inizio del libro, nella Premessa, Allegranti indica uno dei suoi obiettivi, quello di “spiacere a renziani e antirenziani, senza alcuna pretesa di verità”.

Ora, io sono renziano, come forse si sa (anche se, per diverse cose, all’interno del PD sono “minoranza della maggioranza”). The Boy, però, non mi è spiaciuto, anzi: mi ha invece fornito ottimi argomenti da usare nelle discussioni sia con antirenziani a prescindere, perché comunque il rottamatore ha stoffa e sostanza politica da vendere, che con renziani integralisti, per mostrare (dati e aneddoti alla mano) che #cambiaverso è anche, e soprattutto, un efficace slogan – il che, ovviamente, non è un male: l’importante è saperlo, e tenerlo a mente.

Soprattutto, però, mi ha fatto pensare che quando, fra un po’ di tempo, avremo voglia di ricordare questi anni, queste fasi della politica, è anche da qui che dovremo passare, da Allegranti e dai suoi libri. Per trovarci il racconto e l’analisi, la cronaca e il commento tecnico. Un po’ come per le partite di calcio, solo fatto infinitamente meglio.

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