Pensierini sparsi su un risultato rotondo

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Va bene, se proprio volete potete pure iniziare a sfottermi, ma diciamo che va bene così, stavolta.

Le percentuali alla fine le ho un po’ cannate, ma il senso e la direzione no, per fortuna: e sbagliare ogni volta così ci metto la firma.

Comunque, pur celebrando e sventolando il bandierone, un paio di considerazioni.

 

1) Renzi

Possiamo dire tutto quello che vogliamo, che erano elezioni europee e non politiche, che bisogna ancora vedere le regionali e le comunali come andranno, ma una cosa è innegabile: l’effetto Renzi c’è, eccome se c’è. Nonostante una campagna elettorale spesso bruttina (anche da parte sua, con la riproposizione di stilemi identitari che speravamo aver messo da parte – “qualcuno ha detto Berlinguer?”), nonostante la staffetta con Letta, nonostante primi mesi di governo che non è che proprio brillino, nonostante il caso Expo e il Compagno G, nonostante il cencellismo delle liste per le europee, nonostante tutto quello che vi pare, Renzi ha stravinto, dimostrando che chi diceva “con lui si vince” non è che avesse proprio tutti i torti. Al netto del lavoro e dello sforzo di tutti, candidati e militanti, responsabili e iscritti, va riconosciuto che questa vittoria ha stampato sopra il faccione scarsamente fotogenico del rottamatore. Che ha accettato di trasferire la campagna sul terreno dello scontro apocalittico, personalizzato, portandoci da elezioni che erano referendum su Berlusconi a un voto che è stato un referendum su di lui: oh, alla fine ha avuto ragione lui. Non sto dicendo che abbia fatto bene o male: dico che, tatticamente, ha avuto ragione lui.

 

2) Civati

Adesso Pippo ha davvero l’occasione della vita: prendersi sul serio la minoranza del partito, e iniziare a giocare sul serio la partita della contendibilità. Questo risultato è la certificazione plastica più potente del fatto che, a uscire dal partito, avrebbe fatto una clamorosa cazzata: perché chi ha perso (anche) è l’onda lunga della segreteria Bersani, e il risultato di febbraio scorso.

Bisogna però rimodulare in parte la strategia: basta con gli #spiragli, è necessario invece insistere sulla forza di posizionamento dell’affezionatissimo (più o meno come si diceva qui), e diventare davvero il polo d’attrazione di chi al PD ogni tanto ci guarda, e però magari non si fida del tutto. Cioè: invece di parlare con gli eletti M5S, parliamo (senza una nuova questione morale, per favore) con i suoi elettori.

 

3) Il MoVimento

Alla fine, può essere che, quando dicevo che quel 25,5 di febbraio scorso sembrava una vera e propria soglia fisiologica, c’avessi pure preso. E adesso bisognerà vedere che succederà, lì dentro: perché non so mica se, politicamente giovani come sono, riusciranno a evitare lo psicodramma e il lancio degli stracci che, dopo una sconfitta così (soprattutto considerando la costruzione delle aspettative), sono spesso lo sbocco naturale, e noi a sinistra qualcosa ne sappiamo.

 

4) Gli altri

Qui che Berlusconi sia politicamente morto lo si dice da un po’; non facciamo però l’errore di credere che lo sia anche il centrodestra nel suo complesso. Anzi: questo risultato è probabilmente ciò che davvero si aspettava, da quella parte lì, per mettere definitivamente nel museo il padre fondatore e gli esponenti folkloristici, richiudere la frattura, e ricominciare. E il risultato di Fratelli d’Italia (che come ovvio adesso metterà in soffitta buona parte degli no-eurismi di queste settimane), in quest’ottica, credo che sia tutt’altro che deludente.

A me, personalmente, spiace davvero tanto per Scelta Europea. Davvero. E adesso spero che Pietro Ichino possa, e voglia, tornare con noi.

Tsipras supera la soglia, pare, e – nonostante tutto il male che posso pensarne – potrebbe addirittura essere una cosa positiva, per l’appunto in chiave Civati, diciamo.

E poi, Italia dei Valori sotto l’uno per cento: e non dovremmo festeggiare?

 

5) E adesso?

È chiaro che la legittimazione di Renzi, adesso, entra in una fase nuova. Ma è anche vero che il Parlamento è pur sempre quello  uscito da febbraio 2013.

Diciamo che adesso acquista di nuovo centralità la legge elettorale, per due motivi.

Il primo: in uno scenario come questo, quanto resisterà Renzi alla tentazione di andare al voto?

Il secondo: mica è vero che, con questi risultati, Berlusconi sarebbe un matto a far ripartire il cammino di una legge a doppio turno come l’Italicum. Perché politicamente quel polo lì è comunque la somma di FI + NCD + Fratelli d’Italia + Lega: quindi, come coalizione, sempre secondo blocco rimane.

E poi, sarà interessante vedere che ripercussione avranno questi risultati sui progetti alternativi, sia alla legge elettorale che alle riforme istituzionali, visto che in entrambi i casi uno dei punti centrali era “così si coinvolgerebbe anche il gruppo degli eletti M5S”: ora che da un lato il peso politico (seppur non numerico) del drappello pentastellato è stato ridimensionato, e dall’altro è prevedibile che da quelle parti si assisterà a un rinserramento dei ranghi, che piega prenderà il dibattito interno?

 

In conclusione, una prece.

Matteo, dopo ‘sta vittoria, te la ricordi quella storia della rottamazione come sistematica del rinnovamento, nel partito e nel Paese? Hai letto il libro di Cerasa, quello sulle catene della sinistra?

Ecco: Matteo, ricominciamo a correre.

 

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3 Pensieri su &Idquo;Pensierini sparsi su un risultato rotondo

    • A me continua a sembrare il miglior cronista politico sulla piazza, anche se va detto che ormai ho un filtro emotivo/cognitivo per cui riesco a leggerne pochi, di altri. Poi vabbeh, sebbene il tormentone “non dobbiamo avere paura di Checco Zalone!” stia diventando – effettivamente – un tormentone mainstream, “Le catene della sinistra” secondo me è un gran gran libro.

  1. Pingback: Comunque, no | Sutasinanta

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