Un’altra questione morale, anche no

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Quanto avvenuto negli ultimi giorni alla Camera, e gli strascichi successivi fatti di insulti più o meno sessisti, manate un po’ troppo in libertà, discutibili status su Facebook, libri bruciati eccetera, ha offerto moltissimo spazio alla riflessione e alla scrittura talvolta fuori controllo praticamente di chiunque, con scenari inquietanti di totalitarismi dittatoriali da una parte e protofascismi inconsapevoli dall’altra.

Giusto due considerazioni.

La prima: ancora una volta, tocca riconoscere che il movimento di Grillo è una cosa ancora così multiforme, sfocata e ambigua, che il rischio di essere analiticamente poco accurati, se va bene, o di sparare qualche cazzata se va male è enorme (certo, con gradi notevolmente diversi, ma questo è un altro discorso). Per me rimane comunque una roba di destra brutta, ma per l’appunto: è un altro discorso.

La seconda, che credo sia più importante, riguarda invece direttamente il PD. Perché indica per il partito guidato da Matteo Renzi uno spazio di azione potenzialmente molto vasto, delimitato a un’estremità da questo, e all’altra da questo.

Da un lato, cioè, bisogna essere consapevoli che ha ragione Luca Sofri: alcuni atteggiamenti del M5S “hanno impressionanti affinità storiche con quelli del fascismo mussoliniano, nessuno si senta offeso: è un dato storico”. Fascismo inconsapevole, magari, sicuramente più vicino a una certa prassi che abbiamo imparato a bollare come “fascista” che riconducibile al fascismo storico vero e proprio, ma sempre in quei paraggi metodologici si va a parare. Cosa che appare ancora più evidente in un dibattito pubblico social come quello attuale, che offre a tutti la possibilità di diventare il proprio ufficio stampa – e tende a far saltare qualche filtro di appropriatezza e misura (in caso non fosse chiaro: trattasi di eufemismo).

Dall’altro, però, si intravede già il rischio a sinistra di ripetere l’errore capitale fatto negli ultimi vent’anni, e trasformare chi ha votato Grillo nel nuovo “spettatore di Rete4”: quello che ha votato Berlusconi e quindi noi, che siamo pur sempre l’Italia Giusta, quella antropologicamente diversa, quella che “la televisione non la guardo mai – manco ce l’ho – al massimo qualche volta Raitre”, il suo voto non lo vogliamo, non è alla nostra altezza, non merita di votarci.

Come si fa a occupare questo spazio? È possibile trovare un modo che non sia lo sberleffo gratuito, ma neanche gli #spiragli di civatiana memoria?

Eh. Facile a dirsi.

Appena chiusa una questione morale, però, sarebbe saggio non aprirne subito un’altra.

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