Quale Nazareno salvare?

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Solo un paio di risposte a quelle che, in questo fine settimana, sono state le reazioni più tipiche alla notizia dell’incontro Renzi-Berlusconi. Lo so che mi leggete in due, ma se vi va continuate il gioco: aggiungete altre reazioni e altre risposte, anche in contrasto o in opposizione netta con quello che dico io. Vediamo cosa ne esce.

 

“Ma come, il Caimano a casa nostra!”

Il Caimano a casa nostra sì. Perché il sottotesto dell’incontro di sabato pomeriggio era “se vuoi parlare, vieni tu, noi non ci si muove”: era la certificazione plastica di una posizione di forza, di un’agenda tenuta saldamente in mano. In questo ha ragione Gad Lerner: Berlusconi è stato ricevuto “nella sede PD dove in passato mai avrebbe accettato di mettere piede”. Si intravede– ancora una volta, dopo la foto di fianco a Pannella, a firmare i referendum al banchetto dei Radicali – un’immagine di debolezza, di declino.

“Ma così lo si resuscita! Lo si rafforza! Lo si rimette di nuovo al centro!”

A parte che a resuscitarlo ci si è pensato benissimo molto prima, nella campagna elettorale che ha portato a febbraio 2013, mettiamo in chiaro una cosa: politicamente, B. è finito, e lo sa. Lo so che l’abbiamo detto mille volte, e mille volte ci ha contraddetto, ma adesso le circostanze intorno a lui concorrono come mai prima a certificarne la fine. Condannato in via definitiva, decaduto da senatore e ineleggibile, si trova per la prima volta di fronte un competitore percepito dal grosso del corpo elettorale non solo in grado di batterlo, ma di sottrargli moltissimi voti – cioè proprio di rovesciare lo schema che ha fatto la sua fortuna: diventare il volto per un elettorato più volatile, non fidelizzato. Nel suo stesso partito, inoltre, l’ala dei fedelissimi è da tempo sbandata e in difficoltà: se elettoralmente NCD è poco più di un fantasma, è chiaro che politicamente bisognerà passare di lì, perché è lì che si trovano (quasi) tutte le menti pensanti del partito. Quindi va bene l’alleanza, ma la sensazione diffusa è che a quel punto NCD ci metterà pochi minuti a cannibalizzare il corpaccione di FI. Perché dagli errori del passato (chiedere a Fli) in politica, talvolta,  si impara.

“Ma così lo si riconosce come interlocutore! A lui, un condannato!”

Essendo la legge elettorale materia istituzionale, e non politica, rendiamoci conto che “interlocutore” è abbastanza una fesseria: si parla con tutti (e infatti, per dire, sabato pomeriggio Renzi ha incontrato anche Stefania Giannini di Scelta Civica) perché si stabilisce un pezzo delle regole del gioco, che devono valere per tutti. C’è una “profonda sintonia” con Berlusconi, sulla legge elettorale? Sì, certo: perché interessa ad entrambi (che rappresentano i due maggiori partiti) uno schema tendenzialmente bipolare e bipartitico. Ancora: Berlusconi è condannato? Sì, certo; ma è anche il leader del secondo partito del paese, e lo può fare perché le dinamiche interne di un partito non riflettono necessariamente l’agibilità politica o meno di un suo rappresentante. È una cosa bella? Probabilmente no. Possiamo farci qualcosa? Oltre a cercare di convincere chi lo ha votato, no.

Davvero crediamo che rifiutarsi di vedere lui, e incontrare invece un emissario, avrebbe fatto altro che allungare i tempi, e – visto che stiamo parlando anche di simboli – non avrebbe sciupato il messaggio di “coltello dalla parte del manico” proprio nei confronti dell’arcinemico, esposto anche in maniera fisica, visiva?

Vedremo cosa uscirà, in via definitiva, da questa serie di incontri – perché va ribadito: Renzi non ha visto solo Berlusconi, nonostante l’ovvio hype mediatico. Da quello che emerge, ci possono essere motivi di critica, ma anche qualche speranza. In attesa, ovviamente, che parta anche il dibattito – sempre con tutti – sull’assetto istituzionale: per non finire in una situazione simile a quella descritta, acutamente, da Gianluca Briguglia.

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