Rivoluzione di (inizio) ottobre

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2 ottobre 2013. Giornatone.

Su ieri è stato detto più o meno tutto, opinioni furbe e meno furbe, previsioni tragiche e constatazioni ottimistiche, ma un paio di cosette è bene ricapitolarle.

Berlusconi è finito, e lo so che l’abbiamo detto mille volte e lui ha sempre trovato il modo di risorgere più forte di prima, ma stavolta no, e per due motivi molto semplici. Il primo è che decadrà, ormai sono in troppi (da una parte e dall’altra) ad essere interessati al suo eclissamento dalla vita politica attiva. Ma è il secondo motivo quello veramente importante, quello decisivo: ed è che adesso le mani che controllano il partito non sono più le sue, Alfano & Co gliel’hanno sfilato da sotto e sono ben decisi a non mollare la presa. Per carità, lui rimarrà sempre il padre nobile, il fondatore, quello di cui si dicono solo cose belle decantandone le mille virtù, ma ormai è chiaro che adesso il suo posto, nell’organigramma del PDL, è in una teca, al museo, accanto ad altri pezzi pregiati e riveriti ma che è bene non tirare più fuori.

Che vengano creati o no i famosi gruppi parlamentari alternativi, alla fine poco importa: anzi, il fatto che ad oggi sia più probabile che la scissione rientri non fa che confermare l’impressione che stavolta il partito abbia davvero scelto Alfano. E poi, piuttosto che l’irrilevanza e il folklore (qualcuno ha visto Scilipoti ieri al Senato?), anche i falchi avran pensato che è meglio abituarsi al nuovo corso.

Ed è certamente vero che, in chiave PD, quanto è successo ieri complica non poco la vita di Matteo Renzi, che probabilmente si troverà a gestire un ruolo per cui non è che proprio straveda, quello di segretario, per un tempo ben più lungo di quanto preventivato; ma dal punto di vista più ampio, del sistema politico, non si può non essere un minimo contenti.

Perché la sconfitta di Berlusconi (sia chiaro, di questo si tratta, di una sconfitta non consumata alle urne, ma in aula – fortunatamente non quella giudiziaria) significa, per lo scenario italiano, che finalmente la formazione che occupa il lato destro dell’emiciclo può sganciarsi dalla logica di emanazione personale e aziendale che ne aveva segnato la vita fino ad ora, e provare a costruire dinamiche interne propriamente partitiche. E’ vero che non l’hanno mai fatto, che il PDL è stato finora una monarchia assoluta: ma le teste per provarci, lì dentro, ci sono, e sono proprio quelle che hanno confezionato l’operazione di ieri.

La grande preoccupazione che adesso scuote molti animi, però, non ha tanto a che fare con il timore che Berlusconi possa trovare da qualche parte lo slancio per ritornare, quanto con l’ansia di veder stagliarsi all’orizzonte la sagoma di una nuova, enorme balena bianca.

Boh, sarò io, ma mi sembra che, nel panorama politico che si prefigura, non ci sia abbastanza acqua per farcela nuotare.

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