In semi-lode di Marco Giacinto

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Per prima cosa, una breve ammissione, giusto per sgombrare il campo da possibili fraintendimenti.

Non ho mai provato grande simpatia per Marco Giacinto Pannella. Condivido molte delle battaglie radicali, e credo di avere su parecchi temi una sensibilità affine alla loro, ma i modi e gli strumenti della lotta politica che ho in mente sono completamente diversi – forse più tradizionali, diciamo. Per farla breve: una cosa come lo sciopero della fame e della sete la capisco, magari in un certo senso la ammiro anche, ma non posso non diffidarne, come diffido di tutto ciò che, in fondo in fondo, si porta dietro un qualche odore di ricatto morale. Poi per carità, è chiarissima la situazione di invisibilità indotta che, nel sistema mediatico e politico italiano, avvolge praticamente ogni iniziativa radicale, e quindi di converso chiama controreazioni eclatanti, ma il guasconismo del vulcanico leader non è nelle mie corde – più armonizzate, per dire, con la sobrietà di Emma Bonino.

Tuttavia, questa notizia dell’eventuale candidatura di Pannella alle primarie per il segretario PD secondo me è una cosa buona. Intendiamoci, il congresso del partito si preannuncia esattamente come si sospettava: male – chiusure varie (anche se, entro certi limiti, non del tutto ingiustificate), continuità e contiguità che si speravano superate (cos’è già che faceva prima l’attuale segretario Epifani?), strategie e conventio ad excludendum che pur legittime paiono un pelino troppo smaccate. In questo marasma, però, la candidatura di Pannella sarebbe davvero una botta di vita: e non solo perché alla fine lui è comunque un personaggione, ma soprattutto perché costituirebbe un altro, ulteriore puntello per provare a smuovere questo benedetto partito e provare a portarlo non dico nel 2013 che pare troppo, tutto d’un colpo, ma almeno nel ventunesimo secolo.

Se uno si va a leggere la dichiarazione d’intenti e i due allegati che corredavano il precedente tentativo pannelliano, nel 2007, non può non notare singolari consonanze con il programma di Matteo Renzi per le primarie 2012; o meglio, in quella dichiarazione, come nel testo del sindaco di Firenze, si trovavano idee, prospettive e intenzioni in grado di accelerare il battito di un pur sobrio cuore liberale. Certo, con differenze anche notevoli, ma diciamo che il cannocchiale di entrambi per guardare in avanti sembrava montare le stesse lenti.

Ora, in questa fase della vita del PD che definire convulsa sarebbe un generoso eufemismo, Renzi sta chiaramente giocando in difesa: attende, osserva, non esplicita, ma quando esplicita lo fa in maniera che, sinceramente, suggerisce più  un’involuzione che un balzo in avanti. Le famose slide di Gutgeld, finora l’unico documento semiufficiale da cui trarre qualche indizio per capire cosa avrebbe in mente il Renzi leader del PD, sembrano un passo indietro rispetto al programma delle primarie (e in tanti si spera, infatti, che quel programma sia ancora la linea guida). Renzi, chiaramente, sa che deve coprirsi di più a sinistra, e quindi gioca in modo più classico su un terreno più tradizionale. Legittimo, certo, volendo anche doveroso; e però.

Per questo, l’eventuale candidatura di Pannella sarebbe un sassolino potenzialmente capace di spostare in avanti i termini della discussione, e di costringere alcuni dei giocatori in campo (e uno in particolare) a tornare in attacco: e sarebbe bello, davvero, oltre che necessario.

Un amico mi faceva notare, comunque, che si tratta di pura fantascienza. Concordo. Ma più che fantascienza, a me vengono in mente quei film tipo Cool Runnings: dove è chiaro che i giamaicani la gara di bob non la vinceranno mai, ma alla fine ti ritrovi comunque a tifare per loro – anche perché, in qualche strano modo, riescono a tirare fuori il meglio degli altri concorrenti.

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