La superstoria

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Dopo la riconferma di Napolitano alla Presidenza della Repubblica, scrissi un post abbastanza lunghetto in cui cercavo di spiegare perché, secondo me, Prodi al Quirinale era una buona idea anche per il centrodestra. L’elezione di Prodi, infatti, avrebbe con ogni probabilità innescato una serie di movimenti all’interno del PD, e il PDL dall’altra parte si sarebbe trovato costretto, per non farsi mettere troppo all’angolo sui temi del rinnovamento e del cambiamento, a sbarazzarsi una volta per tutte dell’ingombrante figura del padre-padrone e a entrare finalmente nell’età adulta, dandosi finalmente una fisionomia da partito autentico e ripensando (o forse, addirittura, pensando da zero) i meccanismi di selezione, cooptazione, ricambio. Poi è andata com’è andata, e – a detta di praticamente tutti – Berlusconi è invece uscito ulteriormente rafforzato da quel passaggio parecchio delicato.

Bene, ora pare che il destino abbia deciso di dare alle anime più politicamente accorte del PDL una seconda possibilità: perché la condanna a sette anni di oggi pomeriggio (non voglio entrare nel merito, eh, parlo a livello esclusivamente strategico e dal punto di vista, chessò, di un Alfano) può davvero essere la palla da cogliere al balzo per rinchiudere il fondatore fra i reperti, ancorché nobili, imprescindibili eccetera, del museo di famiglia – certo, dopo che si siano stracciate abbastanza vesti ad uso di un certo tipo di pubblico e dopo che si sia ripetuto sufficienti volte “E’ solo il primo grado”.

Perché magari è vero che la storia accade la prima volta come tragedia e la seconda come farsa, ma in Italia abbiamo da sempre un debole per quella che si presenta sotto forma di sentenza.

P.S. Tra l’altro, in perfetto schema circolare, inizio con Prodi e finisco con Prodi:  come mi faceva notare poco fa la mia signora, a questo punto la lettera del Professore sul Corriere di stamattina, con quel “voglio infine augurarmi che, anche chi è stato sconfitto nei due confronti diretti, possa meditare sul fatto che non dovrebbe essere solo la mia gara a una fine” detto un po’ sotto i baffi, assume tutto un altro significato.

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