Mi sarebbe piaciuto

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Mi sarebbe piaciuto fare un post sulla Memoria politica di Fabrizio Barca.

Mi sarebbe piaciuto scrivere che il suo manifesto è, comunque la si pensi, un tentativo di discutere la riorganizzazione di un partito di sinistra secondo linee complesse, articolate in maniera seria lungo le suggestioni più stimolanti della teoria della democrazia recente.

Mi sarebbe piaciuto indicare che Barca ha in mente come competitor principale (non nel partito, ma nell’offerta politica) Grillo. La sua insistenza sulle “strutture intermedie”, sulla rete più che sulla Rete, sulla fiducia nella forma partito, funziona in entrambe le direzioni: identifica i propri tratti facendo emergere l’avversario in controluce, come un continuo rimando polemico mai detto. E questo rivela anche qualcosa del timing: chiaramente, gli serve un’immagine fresca del fronte opposto, dai caratteri immediatamente riconoscibili – per essere così lui stesso, indirettamente, riconoscibile.

Mi sarebbe piaciuto spendere due parole sul fatto che, nonostante le intenzioni, la Memoria dice molto di più sui rapporti fra partiti e Stato, e sui processi di rimodellamento delle istituzioni nel confronto continuo con le sfere sociali, di quanto dica sul partito in sé: come buona parte del filone teorico della democrazia deliberativa a cui si ispira, Barca ha in mente più la dinamica di controcanto costante fra assetti istituzionali e critica sociale informata e organizzata che la “nuova forma” del partito – meglio, la sua idea di partito deriva dall’immagine di qualcosa che sappia fare quella roba lì, che sappia svolgere quella funzione, e non viceversa.

Mi sarebbe piaciuto fare il post anche sull’elefante che nella Memoria non si vede ma c’è, eccome se c’è: il leader. Perché il modello di Barca è la macchina perfetta per generare leadership diffuse, all’altezza e ricambiabili, ma non abbandona il sacro terrore dell’uomo forte che – da noi – diventa per definizione ducetto e uomo della provvidenza. Non è semplice in un manifesto come il suo porre anche il tema, da sempre eluso nella sinistra italiana, del carisma come categoria politica, ma qualche accenno ci poteva stare, anche solo per dimostrare di non averne paura.

Mi sarebbe piaciuto far notare che chi già si sbraccia per manovrare Barca come una clava in funzione anti-renziana, anti-liberal, anti-mercato, probabilmente di questa Memoria ha letto solo il titolo, ma neanche.

Mi sarebbe piaciuto sottolineare come il problema della partecipazione sia affrontato in maniera non sufficientemente approfondita. Perché è vero che Barca si interroga a lungo (nei limiti di un manifesto programmatico, chiaro) su come incentivare e stimolare alla partecipazione alla vita del partito e nel partito soprattutto i gruppi più distanti, in questo momento, come i giovani; ma è anche vero che questo tipo di partecipazione è estremamente esigente nei confronti di coloro a cui si rivolge. Presuppone una base sociale preparata, competente, informata, “critica” – in grado di costruirsi un’opinione fondata e ragionevole, dotata degli strumenti ottici e prospettici necessari. E per certi versi fa venire in mente l’obiezione mossa alla democrazia secondo Habermas: quella di ricordare, più che altro, un seminario universitario.

Il partito di Barca presuppone, insomma, un’altra – lunghissima – serie di corpi intermedi (associazioni, organizzazioni, scuole, dipartimenti, circoli) in cui si creino conoscenze e si formino personalità che possano dare poi il loro contributo al partito – e viceversa, da cui il partito possa pescare per costruire se stesso e la propria classe dirigente. Magari funziona benissimo, e credo proprio che non mi dispiacerebbe; però lo “sperimentalismo democratico” e la “mobilitazione cognitiva” a me ricordano tanto il voler reclutare competenze ma da un bacino, questa volta, più ampio e generalizzato della Bocconi. Ripeto, a me l’idea piace anche, ma richiede qualcosa di un po’ più ampio, ambizioso e strutturale della riforma di un partito.

Mi sarebbe piaciuto scrivere questo post.

Ma poi l’ondata dello psicodramma di ieri sera ha travolto il PD, e un pochettino, lo confesso, anche me.

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