Presidance

E quindi, Boldrini e Grasso presidenti di Camera e Senato. Gioia e giubilo per i due esponenti di alto profilo, facce nuove provenienti dalla “società civile” (che comunque è pur sempre una brutta bestia).

Eppure alcune cose da dire ci sarebbero. Ci proviamo? E dai.

Gran cv quello di Boldrini, per carità, però sarebbe utile ripensare un attimo alla genesi della sua candidatura. Il sospetto che molto sia dovuto a Vendola che inizia a dire “Votiamo il candidato M5S” è forte, e invece di un PD “all’attacco” ci restituisce l’immagine di un partito che adesso, oltre a Grillo, è costretto a inseguire pure SeL. Che, con questa mossa, riguadagna un peso politico che le urne avevano spazzato via. Insomma, manovrine un po’ vecchiotte. Vendola bravo strategicamente, si è riposizionato in prima fila ma il prezzo da pagare per la coalizione è ancora tutto da calcolare.

Poi, la candidatura in SeL qualcosa dovrebbe dire. Pensiamo ai programmi circolati durante le primarie: Vendola è pur sempre quello il cui programma economico è in consonanza sostanziale con quello di Fassina, dunque del PD uscito vincitore dalle primarie, dunque quello che vede il principale problema della crisi italiana nell’austerity europea (quando non nei “trent’anni di neoliberismo italiano”). Da un lato questo potrebbe voler dire che Boldrini è fortissima sui diritti ma zoppica in economia. Dall’altro, però, è interessante vedere cosa la sua elezione alla presidenza (e il fatto che sia deputata di SeL) può indicare per il futuro del PD.

Se è vero che ormai nel PD l’inciucio tra giovani turchi e rottamatori renziani  is the new black, più che di incontro si può parlare di abbraccio mortale per i renziani. Si tratta di rottamare per non cambiare la linea del partito, un’operazione estetica e non di sostanza – sono pur sempre quelli che “il PD ha perso perché non è andato abbastanza nella direzione indicata da noi”. Ora, molti di quelli che hanno votato Renzi alle primarie – me compreso – l’hanno fatto non tanto per la sua bella faccettina, ma perché il suo programma, soprattutto in economia, era innovativo, tendeva a una sinistra europea e moderna, o almeno un po’ più in là del 1972. L’elezione di Boldrini è invece proprio la manovra perfetta per i giovani turchi: strappare la rottamazione a Renzi, proponendo facce nuove di alto livello, potendo allo stesso tempo insistere sulla linea già tracciata – che, è bene ricordarlo, è essenzialmente la stessa dei rottamandi. Insomma, ok, Boldrini piace, ma la sensazione è che sia stata utilizzata per un gioco interno alla coalizione e al partito che punta in una direzione non proprio entusiasmante.

Grasso sarà l’incubo di Ingroia, Di Pietro, Travaglio e tutta la redazione del Fatto. Alto profilo anche qui, faccia nuova in politica, però comunque, dai: un magistrato in politica non è mai una bella cosa.

E’ indubbio tuttavia che con questa mossa Bersani segni un punto a suo favore. E’ riuscito a mettere in difficolta Grillo, che si è trovato il boccino in mano mentre pensava di poter stare lì ad aspettare nuove urne da una posizione di indiscutibile forza. E infatti il post incazzato non si è fatto attendere.

Il problema è che non durerà. In primo luogo, a ben vedere Bersani non è che sia andato all’attacco, sfidando Grillo e il movimento: è corso in difesa dopo la minaccia di Vendola. Poi, ok, è sicuramente una mossa comunicativamente azzeccata, che lo mette in sintonia con umori e aspettative dell’elettorato csx e oggi ce lo fa vedere reattivo e pronto a combattere, ma è poco più che un simbolo: i nodi veri ci saranno con la formazione del governo, e lì il sospetto è che non si andrà da nessuna parte. I grillini non è che si siano proprio spaccati sul voto a Grasso, pare comunque non siano più di un paio, e la reazione stizzita del capo nel suo post avrà come prevedibile effetto quello di serrare ancora di più i ranghi e spingerli a marcare stretto non solo gli “altri”, ma anche e soprattutto i loro. Insomma, la situazione è tale che non c’è modo in cielo o in terra di evitare che Grillo al prossimo giro prenda ancora di più. Si può solo provare a limitare i danni.

On a side note: dispiace per la scheda bianca dei montiani, soprattutto di alcuni – lo dico da persona che ha tatuato sul cuore il nome di Ichino. La spiegazione data non convince granché, pare sia stato fatto soprattutto per non spaccare un partito già a rischio dopo il voto – alcuni volevano votare Schifani, altri Grasso (e capire who’s who non dovrebbe essere troppo complicato). Ciononostante, la cosa non è bella anche – e ancora – in prospettiva PD: vuol dire che la strada per un’ala liberal forte nel partito, che avrebbe potuto riportare indietro molti di quelli che sono andati via con Monti, è sempre più in salita. Contendibilità del partito seems most definitely not the new black.

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